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Kurt Albert: il Rotpunkt che ha cambiato il climbing per sempre

Primavera 1975. Frankenjura, Baviera. Un ragazzo di ventuno anni prende una lattina di vernice rossa e disegna un piccolo cerchio alla base di una via sul calcare. Con quel gesto, Kurt Albert ha cambiato l'arrampicata per sempre.

Ancora oggi, ogni volta che qualcuno dice "l'ho fatto redpoint", sta usando la sua parola. Ogni volta che un climber decide di non tirarsi su un chiodo perché vuole farlo in libera, sta applicando la sua filosofia. Il Rotpunkt è il linguaggio con cui l'arrampicata sportiva moderna misura se stessa da cinquant'anni. E lo ha inventato lui: un professore di matematica di Norimberga che aveva trovato la roccia più interessante delle aule.

Chi era Kurt Albert: dalle origini al Frankenjura

Kurt Albert nasce a Norimberga il 28 gennaio 1954. A 14 anni entra in un gruppo giovanile cattolico che fa escursioni in Frankenjura, la regione di torri di calcare bianco a pochi chilometri da casa sua. La prima volta che mette le mani sulla roccia, capisce che non si fermerà.

La progressione è immediata e vertiginosa. A 17 anni, con appena tre anni di arrampicata alle spalle, sale lo Sperone Walker alle Grandes Jorasses. L'anno dopo, a 18 anni, ripete la parete nord dell'Eiger. Sono salite che la maggior parte dei climber non affronta nella vita intera. Per Kurt sono l'inizio.

Si iscrive all'università. Si laurea in matematica. Ottiene l'abilitazione all'insegnamento. Fa il professore per poco tempo: la roccia era più interessante delle aule.

Il Rotpunkt: la rivoluzione nata da un cerchio rosso

Nel 1973 Kurt visita l'Elbsandsteingebirge, la regione dell'arenaria sassone dove l'arrampicata libera ha una tradizione che risale al XIX secolo. Lì capisce qualcosa che il resto del mondo non ha ancora capito: la via in cui arrivi in cima conta quanto il fatto che ci sei arrivato.

Torna in Frankenjura con un'idea.

Nella primavera del 1975, sul sentiero Adolf Rott, disegna il primo cerchio rosso alla base di una via. Il messaggio è semplice: questa via è in lavorazione. Voglio salirla dal basso, completamente in libera, senza cadere, senza appoggiarmi alla protezione. Quando il cerchio sarà riempito sarà un Rotpunkt: significa che l'ho fatta redpoint.

"Per lui la salita redpoint non era un concetto, né tantomeno una filosofia, ma uno dei tanti modi per coltivare la sua passione per l'arrampicata."
Tom Dauer, dal libro Kurt Albert: pensa libero, arrampicati libero, sii libero.

In pochi anni il Rotpunkt diventa lo standard etico dell'arrampicata sportiva in tutto il mondo. Nel 1984, il governo tedesco assegna ad Albert il Silberne Lorbeerblatt, il massimo riconoscimento sportivo tedesco, per i servigi resi all'arrampicata. Un riconoscimento istituzionale per un cerchio di vernice rossa su una roccia.

Il Frankenjura, la casa e Wolfgang Güllich

Negli anni '80 Albert e Wolfgang Güllich abitano insieme in Frankenjura. Undici anni sotto lo stesso tetto. Nel seminterrato costruiscono una palestra artigianale: listelli di legno, prese di resina, un campus board grezzo. La casa diventa un pellegrinaggio. Jerry Moffatt, la leggenda britannica del climbing, ci abita per un periodo.

Dopo che Moffatt ha passato a vista tutte le vie più dure in Frankenjura, Albert lo porta il giorno dopo su Sau Tanz (7b+ / 5.12c / IX), la prima via di quel grado in Germania. Moffatt individua la presa chiave, un buco monodito nel passaggio più duro, e ci infila il dito.

Il buco è pieno di crema Nivea.

Kurt osserva soddisfatto dall'alto. Capace di fare la via più difficile di Germania redpoint e di prendersi in giro il giorno dopo. Questo era il Professore Ribelle.

Le prime libere nelle Alpi

A metà degli anni '80, Albert porta la filosofia del Rotpunkt sulle grandi pareti alpine. Nel 1987 firma la prima redpoint della Hasse-Brandler (7a+ / VIII UIAA) sulla Cima Grande di Lavaredo e la prima redpoint della via Svizzera (7c / IX) sulla Cima Ovest. Il Rotpunkt non è solo per il Frankenjura. È per qualsiasi parete del mondo.

Eternal Flame: l'alpinismo sportivo a seimila metri

Nel 1988 Albert e Güllich volano in Pakistan, nel Karakorum. Con Hartmut Münchenbach salgono redpoint la via Iugoslava (7a+ / 5.12a) sulla Nameless Tower, una guglia di granito rosso fuoco alta 6.239 metri. Non è abbastanza.

Tornano l'estate successiva, nel 1989, con Christof Stiegler e Milan Sykora. La via si chiama Eternal Flame, come la canzone delle Bangles. 800 metri di granito. 30 tiri. Difficoltà fino al 7b+ (5.12b). A seimila metri di quota, dove l'aria ha un terzo dell'ossigeno che ha in fondovalle.

Verso la fine della spedizione, Stiegler e Sykora devono rientrare. Poi Güllich si fa male. Kurt resta a finire la via da solo. Da solo, a seimila metri, su granito verticale.

La prima salita interamente redpoint arriva vent'anni dopo, nel 2009, per mano dei fratelli Alexander e Thomas Huber. I passaggi più duri vengono gradati 7c+ (5.13a). La seconda ripetizione redpoint arriva nel 2022: tredici anni tra la prima e la seconda. Questo per dirti che tipo di via è Eternal Flame.

Riders on the Storm e gli anni del mondo intero

Nel 1990, un anno dopo il Karakorum, Albert è in Patagonia. La via si chiama Riders on the Storm, dai Doors. 1.300 metri sulla Torre Centrale del Paine, 44 tiri, difficoltà fino al 7c (5.12d). Kurt la considera la sua realizzazione più importante sulle grandi pareti. Non Eternal Flame, non le Tre Cime: Riders on the Storm, con il vento della Patagonia e la roccia che non fa sconti a nessuno.

Seguono anni di spedizioni. Moby Dick (7c+ / IX+) in Groenlandia nel 1994. Royal Flush (7c / IX) sul Fitz Roy nel 1995. Venezuela, Canada, Cina, India.

"Un obiettivo che abbia almeno l'80 per cento di roccia e un bel pizzico di rischio."

Era il suo metro per valutare se una spedizione valesse il viaggio.

La morte e l'eredità di Kurt Albert

Domenica 26 settembre 2010. Albert sta guidando un gruppo di persone sulla ferrata Höhenglücksteig, vicino a Hirschbach, in Baviera. Un percorso in traverso, non lontano da terra. Cade per 18 metri. Due giorni dopo, il 28 settembre, muore all'ospedale di Erlangen. Ha 56 anni.

L'uomo che aveva portato il free climbing a seimila metri nel Karakorum, che aveva aperto Riders on the Storm nel vento della Patagonia, che aveva inventato il linguaggio con cui il mondo descrive l'arrampicata libera, muore su una via ferrata in Baviera. C'è qualcosa di beffardo e di assurdo in quella fine.

Il 9 ottobre 2010 viene organizzata una cerimonia d'addio alla falesia Glatte Wand in Frankenjura. Centinaia di amici e climber da tutta Europa. Nel 2025, in occasione del cinquantesimo anniversario del primo Rotpunkt, il Frankenjura lo celebra con un progetto fotografico e un film sulla storia dell'arrampicata libera.

Ogni volta che qualcuno dice "l'ho fatto redpoint" sta usando la sua parola. Il cerchio rosso che Albert ha disegnato in Frankenjura nel 1975 è ancora lì, in ogni salita che conta.

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